Negli ultimi anni il dibattito è sempre più acceso: le bici cinesi stanno davvero danneggiando il Made in Italy?

Oppure la realtà è più complessa di come spesso viene raccontata?


Se stai pensando di investire 5.000, 8.000 o persino 12.000 euro in una nuova bicicletta da corsa di un prestigioso marchio italiano, fermati un secondo.


La domanda che dovresti farti non è "quanto è bella questa bici?", ma "dove è stata costruita davvero e dove finiscono i miei soldi?".


Il fascino del Made in Italy

Il fascino del Made in Italy nel ciclismo è indiscutibile.

Il design, la storia, le vittorie al Giro d'Italia. Ma oggi, nel 2026, quanto c'è di veramente "italiano" nelle biciclette che acquistiamo a 10.000 o 12.000 euro?

Spesso, l'unica cosa italiana rimasta è il marchio sul tubo obliquo e l'ufficio marketing.

La realtà è che la maggior parte della produzione mondiale di telai in carbonio di alta gamma avviene nel "Triangolo d'Oro": Cina, Taiwan e Vietnam.

Molti appassionati resterebbero sorpresi nello scoprire che il loro telaio "italiano" ha viaggiato per settimane in un container partendo da Shenzhen o Taichung.


Dove producono i "Top Brand" italiani?

Abbiamo fatto una ricerca per capire quanto dell'investimento dei ciclisti rimanga effettivamente in Italia e quanto invece serva a coprire i margini di proprietà straniere e fabbriche asiatiche.

Bianchi: un'icona svedese prodotta in Asia

La Bianchi, il marchio più antico del mondo, è l'emblema del ciclismo italiano. Tuttavia, la proprietà fa capo alla svedese Grimaldi Industry AB / Cycleurope AB.

La nuova fabbrica a Treviglio (inaugurata nel 2024) ha aumentato la capacità produttiva in Italia, allineandosi a standard Industry 5.0, con una capacità di circa 500 bici al giorno. Tuttavia, la stragrande maggioranza dei telai in carbonio (soprattutto modelli entry-level e mid-range più venduti) continua a provenire da Taiwan e Cina, mentre l'assemblaggio e alcuni modelli high-end sono in Italia. Il gruppo supervisiona produzioni miste tra Asia e Italia per mantenere competitività.

Anche se paghi il prestigio del "Celeste", la tecnologia produttiva è sostanzialmente la stessa delle fabbriche asiatiche di alta gamma dove nascono altri telai del world tour.

Pinarello: lusso globale, anima taiwanese

Le bici che hanno dominato molti Tour de France non sono prodotte a Treviso.

I telai Pinarello sono realizzati da Carbotec, un gigante della produzione di carbonio con sede a Taiwan.

Anche la proprietà non è più italiana: dopo il fondo L Catterton (LVMH), è passata sotto il controllo di una società di investimento privata facente capo al magnate Ivan Glasenberg.

Un prodotto eccellente, certo, ma con ricarichi di prezzo enormi dovuti al branding e alle sponsorizzazioni Pro Tour.

Colnago: il cuore pulsante negli Emirati

Colnago è forse il brand più desiderato al mondo.

Se la storica "Serie C" (come la C68) mantiene ancora una produzione artigianale in Italia, i modelli da competizione pura usati dai professionisti (come la serie V) sono prodotti a Taiwan.

Inoltre, dal 2020, la maggioranza del marchio è di proprietà della Chimera Investments di Abu Dhabi.

Quando acquisti Colnago, stai finanziando un fondo sovrano degli Emirati Arabi.

Wilier Triestina: capitali canadesi

Anche Wilier, marchio storico veneto, ha ceduto alle logiche del mercato globale.

La maggioranza delle quote è stata acquisita dal fondo Pamoja Capital (fondata dal canadese John McCall MacBain, con base in Svizzera).

Dal 2020, Pamoja è azionista di maggioranza, mentre la famiglia Gastaldello mantiene il controllo operativo.

La progettazione avviene in Italia, ma la produzione del carbonio è massicciamente delocalizzata nei poli produttivi asiatici.

De Rosa e Guerciotti: la tradizione familiare resiste, ma...

  • De Rosa: È uno dei pochi marchi rimasti orgogliosamente in mano alla famiglia fondatrice.
    Sebbene producano ancora internamente i telai in acciaio e titanio (e alcuni custom in carbonio), i modelli in carbonio di serie derivano da stampi e produzioni situate in Asia, per poter restare competitivi sul mercato.
  • Guerciotti: Altro nome storico milanese gestito dalla famiglia Guerciotti.
    Come molti altri, il design è italiano al 100%, ma per la produzione dei telai in carbonio si affidano a partner produttivi in Cina e Taiwan, selezionando fabbriche che garantiscano standard elevati, ma che sono le stesse che potresti contattare tu direttamente.

L'eccezione: 3T e Cipollini

Esistono mosche bianche? Sì.

3T ha riportato la produzione di alcuni telai in carbonio (come la Exploro RaceMax Italia) internamente, nel loro stabilimento vicino a Bergamo.

Anche Cipollini dichiara una produzione italiana (tramite il gruppo Diamant). Tuttavia, i prezzi di questi modelli sono, prevedibilmente, fuori portata per la maggior parte dei ciclisti.

In breve

Mentre alcuni brand mantengono l'assemblaggio e una piccola linea di produzione "di lusso" in Italia, i modelli che vediamo sulle strade ogni domenica (le bici più vendute) escono dalle stesse identiche linee di montaggio dei brand cinesi di alta qualità.

Quindi le bici cinesi danneggiano davvero il Made in Italy?

La risposta onesta è: no, non lo danneggiano più di quanto già faccia il mercato globale.

La realtà è che:

  • i brand italiani già producono in Asia
  • i costi elevati non dipendono solo dalla qualità
  • gran parte del prezzo finale è legato a:
  • marketing
  • sponsorizzazioni
  • distributori
  • negozi
  • margini intermedi
  • gran parte dei profitti viene drenata da fondi stranieri (questo significa che quando paghi il sovrapprezzo per il "brand", i profitti non restano nel tessuto industriale italiano, ma volano verso sedi fiscali estere.)

Comprare direttamente dalla fabbrica cinese non significa comprare peggio, ma tagliare tutta la filiera commerciale.


Perché pagare il 70% in più per lo stesso carbonio?

Se marchi come Pinarello e Colnago si fidano delle fabbriche asiatiche, perché non dovresti farlo anche tu?

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  1. Stessa tecnologia: Molte fabbriche (come quelle di Shenzhen o Xiamen) producono sia per i grandi marchi che per i propri brand.
  2. Prezzo Onesto: Elimini il costo del marketing, delle sponsorizzazioni ai team professionistici e del margine del negoziante.
  3. Personalizzazione: Spesso puoi scegliere componenti e verniciature che i brand standardizzati non offrono.

Conclusioni: Le bici cinesi danneggiano il Made in Italy?

Il Made in Italy è un valore culturale immenso, ma oggi è spesso usato come una maschera per vendere prodotti asiatici a prezzi europei.

Scegliere di acquistare direttamente dalla Cina non danneggia l'Italia più di quanto non facciano le multinazionali che hanno già spostato la produzione e i capitali all'estero.

Anzi, acquistare in modo consapevole ti permette di investire i tuoi risparmi in ciò che conta davvero: pedalare su un mezzo di qualità superiore al giusto prezzo.


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